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Binobino1 " Riflessioni in rima, parole e musica "

Falcone e Borsellino

Falcone e Borsellino

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giustizia

 

Falcone e borsellino

Magistrati e uomini coraggiosi,
martiri riconosciuti, che morte non sconfisse.
Nell’esecrabile assassinio, l’omertosa mafia,
a Falcone e Borsellino, martirio inflisse


°°°°°

Ci sono persone capaci di segnare il loro percorso
lasciando ammiranti segni del loro trascorso
Senza clamore elaborando con fare silente
lasciano orma incancellabile ben evidente
Se bastevoli non sono le parole nel farsi udire
gesti semplici infirmeranno per farsi capire

Lasciando che da trasparenze tutto sia visto
motivano visionante a bearsi dall’intravisto
Incidente segno di meteoritico passaggio
libera trascrizione porrà senza retaggio
Nel libro universale verranno posti in visura
editanti insegnamenti per progenie futura

Sprezzante la convinzione dell’impunità
arma mano che uccide ferendo comunità
indirizzo con nome e cognome conosciuto
spadroneggia nell’illegalità pur s’è risaputo

Retorico uso di cerimoniale commemorativo
avvalorare vorrebbe ideale significativo
Corone d’alloro e parole ripetute di condanna
non paga chi subito torto dal dolore si danna

Al domani che pensiero interrogante vede distante
guardando indietro non lo sposta di un istante
Demotivata giustizia si mette manette obbligata
costrizione burocratica alla prigionia la tiene relegata

°°°°°

Grida urlo che s’accresce di terrore
Impunita mano vede colpire con orrore
Occludendo bocca per evitare condanna alla gogna
Verità evidenti si  infangano con vergogna
Annotate complicità asservite e compiacenti
Nascondono oscure trame nefaste e disfacenti
Nella mafiosa regola di comandamento e precetto
Intendimento delittuoso prende vita come concetto

Eccellenza inchinata si prostra impaurita e dominata

.

Papabili capi con bastone del comando
Affermano potenza con paura di rimando
Ordendo strategia con fine intesa
La volontà impongono con pretesa
Ottenendo di anime asservite possedimento

Gronda da mano assassina sangue
Impunita da giustizia che langue
Uomo con codice d’onore compie delitto
Sapendo che gesto brutale verrà ascritto
Tra i palazzi del potere trova alleanza
Imponendo mafioso vincolo di fratellanza
Zittita bocca da ricatto convincente
Imposto silenzio dà assoluzione benedicente
A negata verità omertoso velo è steso negligente

Mandamento affratella picciotti come famiglia
Armando mano che al delinquere consiglia
Riecheggiano da covo dettami ed emendamenti
Tramandando pizzini con geroglifici comandamenti
Incensa con astuzia uomo che si fregia d’essere d’onore
Ritenendo lecito l’assassinio ed il procurato dolore
Ineffabilmente assolve il suo compiuto gesto atroce
Zittendo coscienza con santino e segno di croce
Zittendo bocca che giustizia vuole applicante
Al silenzio non toglie risonante eco replicante
Trapela forza che spezzerà catene imprigionanti
Adepti sradicheranno malcostumi stolti e cagionanti

Esiliati non saranno al confino ideali appassionanti

Vittime sacrificali commemora la storia
Inflessibile condanna li eleva alla gloria
La rabbia s’arresta annichilita dal dolore
Implodente trova ragioni in nuovo valore
Preservando parole con gesto che adduce
Esempi del ben fare risorgono a nuova luce
Sarà giustizia martirizzata e vilipesa
Alla definitiva riabilitazione trionfale attesa

 

°°°°°

 

Falcone e Borsellino Ricerca storica da (wikipedia)

Giovanni Falcone,
Fu assassinato nella strage di Capaci il 23 maggio 1992 per opera di Cosa nostra,
insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta: Antonio Montinaro,
Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Assieme al collega e amico Paolo Borsellino è considerato una delle personalità più
importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.

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Paolo Borsellino
Assassinato a Palermo, il 19 luglio 1992 da Cosa nostra assieme a cinque agenti
della sua scorta nella strage di via D’Amelio, è considerato uno dei personaggi
più importanti e prestigiosi nella lotta contro la mafia in Italia, insieme al collega
e amico Giovanni Falcone

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Creazione del pool antimafia
Rocco Chinnici, nuovo capo dell’Ufficio istruzione istituì un “pool antimafia”,
ossia un gruppo di giudici istruttori che si sarebbero occupati esclusivamente dei reati di stampo mafioso e, lavorando in gruppo, essi avrebbero avuto una visione più chiara e completa del fenomeno mafioso e, di conseguenza, la possibilità di combatterlo più efficacemente.
Diminuiva inoltre il rischio che venissero assassinati da Cosa Nostra con lo scopo di riseppellire i segreti scoperti. Chinnici chiamò Borsellino a fare parte del pool insieme con Giovanni Falcone, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Il 29 luglio 1983 Chinnici rimase ucciso nell’esplosione di un’autobomba insieme a due agenti di scorta e al portiere del suo condominio. Pochi mesi dopo giunse a Palermo da Firenze il giudice Antonino Caponnetto nominato al suo posto.

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Nel racconto che ne fece lo stesso Borsellino, il pool nacque per risolvere il problema dei giudici istruttori che lavoravano individualmente, e separatamente, senza che avvenisse scambio di informazioni fra quelli che si occupavano di materie contigue, cosa che avrebbe potuto consentire una maggiore efficacia nell’esercizio della azione penale il cui coordinamento avrebbe consentito di fronteggiare meglio il fenomeno mafioso nella sua globalità. Uno dei primi esempi concreti del coordinamento operativo fu la collaborazione fra Borsellino e Di Lello, che Caponnetto aveva voluto e richiesto in squadra: Di Lello prendeva giornalmente a prestito la documentazione che Borsellino produceva e gliela rendeva la mattina successiva, dopo averla studiata come fossero “quasi delle dispense sulla lotta alla mafia”. Del resto era proprio la formazione di una conoscenza condivisa uno degli effetti, ma prima ancora uno degli scopi, della costituzione del pool: come ebbe a dire Guarnotta, “si andava ad esplorare un mondo che sinora era sconosciuto per noi in quella che era veramente la sua essenza”. Le indagini del pool si basarono soprattutto su accertamenti bancari e patrimoniali, vecchi rapporti di polizia e carabinieri ma anche su nuovi procedimenti penali, che consentirono di raccogliere un abbondante materiale probatorio; nello stesso periodo Falcone incominciò a raccogliere le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, la cui attendibilità venne confermata dalle indagini del pool: il 29 settembre 1984 le dichiarazioni di Buscetta produssero 366 ordini di cattura mentre il mese successivo quelle di Contorno altri 127 mandati di cattura, nonché arresti eseguiti tra Palermo, Roma, Bari e Bologna.

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L’elezione di Meli e la fine del pool

Caponnetto si apprestava a lasciare l’incarico per ragioni di salute, e raggiunti limiti di età. Alla sua sostituzione vennero candidati Falcone, e Antonino Meli. Il 19 gennaio 1988, dopo una discussa votazione, il Consiglio Superiore della Magistratura nominò Meli. A favore di Falcone, votò anche il futuro Procuratore della Repubblica di Palermo, Gian Carlo Caselli, in dissenso con la corrente di Magistratura Democratica cui apparteneva.

La scelta di Meli, generalmente motivata in base alla mera anzianità di servizio, piuttosto che alla maggiore competenza effettivamente maturata da Falcone, innescò amare polemiche, e venne interpretata come una possibile rottura dell’azione investigativa, inoltre rese Falcone un bersaglio molto più facile per la mafia, perché la sua sconfitta aveva dimostrato che effettivamente non era stimato come si credeva; Borsellino stesso aveva lanciato a più riprese l’allarme a mezzo stampa, rischiando conseguenze disciplinari; esternazioni che di fatto non sortirono alcun effetto.

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Meli si insedia nel gennaio 1988 e finisce con lo smantellare il metodo di lavoro intrapreso, riportandolo indietro di un decennio. Da qui in poi Falcone e i suoi dovettero fronteggiare un numero sempre crescente di ostacoli alla loro attività. Cosa nostra intanto assassinò l’ex sindaco di Palermo Giuseppe Insalaco, che aveva denunciato le pressioni subite da parte di Vito Ciancimino durante il suo mandato. Tempo dopo, i due membri del pool Di Lello e Conte si dimisero polemicamente. Non ultimo, persino la Cassazione sconfessò l’unitarietà delle indagini in fatto di mafia affermata da Falcone.

Il 30 luglio Falcone richiese addirittura di essere destinato a un altro ufficio, e Meli, ormai in aperto contrasto con Falcone, come predetto da Borsellino, sciolse ufficialmente il pool. Un mese dopo, Falcone ebbe l’ulteriore amarezza di vedersi preferito Domenico Sica alla guida dell’Alto Commissariato per la lotta alla Mafia. Nonostante gli avvenimenti, tuttavia, Falcone proseguì ancora una volta il suo straordinario lavoro, realizzando un’importante operazione antidroga in collaborazione con Rudolph Giuliani, allora procuratore distrettuale di New York.

 

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Falcone e Borsellino = musica di sottofondo
David Wahler  =  Apollo’s Lyre  =

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35 pensieri su “Falcone e Borsellino

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